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Il Dottore risponde

Le domande più comuni sull'implantologia e riguardanti la cura della piorrea. Una raccolta di domande inviate dai pazienti per conoscere tutto sull'implantologia e sulle malattie parodontali come la piorrea. Se non trovi le risposte, invia una domanda al Dottor Rossi, sarà lieto di risponderti.

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F.A.Q.

Gent. dott. Rossi mi hanno estratto un dente sano dicendo che si muoveva e non aveva più tessuto e osso attorno a causa di una infezione..

Gent. dott. Rossi mi hanno estratto un dente sano dicendo che si muoveva e non aveva più tessuto e osso attorno a causa di una infezione (in effetti dalla lastra è evidente, io però non lo sentivo muoversi). Era il settimo (a me hanno tolto i sesti), l'ultimo molare arcata inferiore a sinistra. Vorrei non dover fare impianti perché ho il terrore degli interventi chirurgici e perché, avendo avuto medici che mi hanno creato gravi danni, preferirei non farmi "toccare". Mi dicono che, lasciando la situazione così, gli altri denti non trovando appoggio si troverebbero piano piano a inclinarsi (lateralmente) e a "scendere" quelli della parte superiore. E' vero? Il problema delle tasche gengivali è solo dove mi hanno estratto i 4 denti sani,i sesti, quando ero perfettamente sana,  adducendo la scusa di un perfetto allineamento dei denti (che erano abbastanza dritti,ero però una seconda classe) . Comunque il danno fu fatto. Adesso le tasche e lo stress mi hanno causato delle infezioni e il settimo effettivamente si è trovato senza più gengiva (anche in questo caso ero in cura, ossia sotto controllo con periodici incontri per l'igiene, e non mi era stato fatto nessun intervento per impedire la perdita del dente, nemmeno ero stata avvisata), non ho una piorrea ma anche a destra quell'infezione aveva colpito i punti in cui ho le tasche dovute all'estrazione (e ad azione meccanica dei denti che si trovano ad avere una malaocclsuione e –sempre a causa di quel medico folle- un problema irreparabile al menisco della mandibola). Intanto vorrei sapere se si può evitare l'impianto. E poi sicuramente vorrei capire se per queste tasche si può far qualcosa.
Grazie.

Gentile Sig.ra,
l'assenza di uno o più denti costituisce sempre un deficit che ha ripercussioni su tutto il sistema "masticazione"; voglio dire che perdere un dente e  pensare di non rimetterlo significa decretare una condanna più o meno grave e più o meno vicina anche per i denti che soffrono della mancanza di quello estratto.
Il problema vero è: perché si arriva a dover estrarre un dente quando la cura per i problemi parodontali esiste ed è efficace?
La presenza di tasche a carico dei molari non deve comportare l'attesa dell'irreparabile, cioè non deve portare all'approfondimento e all'aggravarsi di queste tasche finchè non c'è più nulla da fare, ma alla loro cura per mantenere il dente ancora a lungo.
Questo è quello che farebbe un parodontologo.
Una volta perso il dente, comunque, rimetterlo rappresenta una necessità; la soluzione impiantare costituisce una grande opportunità oggi e non c'è motivo di avere paura della chirurgia. Un implantologo responsabile e competente svolgerà il suo lavoro senza procurarle altri danni e senza stressarla, evitando per lei e per i suoi denti un futuro di terapie odontoiatriche dettate dall'emergenza e dalle scelte sbagliate di oggi.

Spero di esserle stato di aiuto, soprattutto nella motivazione, e di averla incoraggiata.
Se vuole mi contatti per un appuntamento al numero 06/44245508, grazie.
Cordialmente, Dott.Marco Rossi.

Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Maggio 2012 15:18
 

Quali sono i tempi ed i costi dell'implantologia?

Mi trovo nella spiacevole situazione di avere pochi denti in bocca e di non voler accettare una protesi mobile. Questa, infatti, mi mette a disagio sia nel sorridere che nel parlare e mangiare e questo problema mi ha portato a resistere il più possibile nella mia situazione, ma ora non ce la faccio più. Vorrei conoscere da lei i tempi e i costi dell’implantologia per farmi un’idea di quello che mi aspetta. Vorrei capire, inoltre, quali sono le fasi operative con i relativi costi.

Il suo caso è emblematico della situazione clinica di molti individui e mi permette di spiegare molte cose. Molto spesso le persone sono spaventate dal percorso terapeutico che dovrebbero fare per sostituire i denti persi con degli impianti. In realtà, una buona pianificazione operativa può consentire di evitare molti dei disagi che una volta caratterizzavano l’implantologia. La prima fase, importantissima, prevede un iter diagnostico accurato che fa luce in maniera completa sui limiti anatomici individuali in modo da progettare la protesi finale non in maniera astratta, ma in maniera personalizzata.
Questa fase diagnostica consiste in una visita alla poltrona, di solito determinata da problemi di piorrea, in una raccolta di dati radiografici e nella presa di impronte delle arcate dentarie. L’esame radiografico d’elezione è il cosidetto “Dentascan” che rappresenta una scansione tridimensionale dell’osso della zona che deve accogliere l’impianto o di tutta l’arcata dentaria se gli impianti da inserire sono in zone diverse.
Questo esame radiografico fornisce così tante informazioni che risulta per me indispensabile se si vuole praticare una chirurgia “sicura” che metta cioè il paziente al riparo da possibili lesioni a carico di strutture nobili del cavo orale. Questa prima fase ha un costo relativamente limitato visto che molti studi radiologici oggi eseguono Dentascan a prezzi concorrenziali.
Si passa quindi alla realizzazione del protocollo operativo che prevede l’inserimento degli impianti necessari.
Un Implantologo esperto e con le idee chiare a questo punto andrà a collocare gli impianti al posto dei denti persi per piorrea in una posizione utile alla protesi finale, facendosi guidare da una elaborazione di laboratorio in cui i denti sono di nuovo presenti e da una mascherina chirurgica costruita in base a questa elaborazione. I costi di questa fase ovviamente variano a seconda del numero di impianti da inserire e dal tipo di protesi finale che si intende realizzare. La parte protesica, atto finale della riabilitazione implanto-protesica, avviene dopo un periodo di attesa variabile e ha dei costi simili a quelli della protesi su denti naturali.

Per una valutazione del suo caso da parte del Dott. Marco Rossi prenoti una visita chiamando lo 0644245508.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:38
 

Protesi tradizionale o impianto?

Salve, sono una donna di 40 anni e ho perso un molare per carie. Il mio dentista sostiene che per rimettere il dente perduto convenga realizzare un ponte perchè i due denti adiacenti hanno già delle cure e si troverebbero rinforzati dall’inserimento del ponte.
Io vorrei evitare di trovarmi con altri due denti limati e preferirei farmi mettere un impianto;

Il dubbio che mi sottopone è uno dei nodi chiave della terapia odontoiatrica moderna: protesi tradizionale o implantologia? Non ci sono dubbi sul fatto che la soluzione implantare rappresenti la terapia più conservativa e più rispettosa dei tessuti circostanti e quindi ogni volta che è possibile inserire un impianto per sostituire un dente si deve considerare la scelta migliore. Esistono dei casi in cui i denti adiacenti a quello mancante sono fortemente distrutti dalla carie o sofferenti per motivi parodontali con mobilità marcata; in questi casi allora, il clinico dovrà considerare l’alternativa protesica migliore, considerando anche il fatto che la soluzione implantare

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Maggio 2012 13:52
 

Cosa fare se il proprio dentista non si accorge di una situazione di malattia paradontale?

Mio padre è in cura dal nostro dentista da più di dieci anni, ad un certo punto, un paio di anni fa, ha avuto le gengive infiammate e hanno cominciato a dondolare i denti davanti inferiori. Il
dentista non ha mai segnalato nulla. Un mese fa è caduto uno dei denti. Il dentista ha estratto 4 denti e sta procedendo con 4 impianti. Non sta ancora parlando di piorrea. Solo su mia richiesta mi ha detto che trattasi proprio di piorrea. Ma cavolo...come si fa ad arrivare a questo punto? E comunque la cosa non è risolta..ora dondola anche un dente sopra...non sta facendo alcun intervento su mio padre per la piorrea !!! Cosa devo fare?

Purtroppo la piorrea è una materia da specialisti e quindi il mio consiglio è di rivolgersi ad un parodontologo, considerando anche che quando si intraprende una riabilitazione implantoprotesica è assolutamente opportuno che i problemi parodontali siano sotto controllo.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:34
 

E' consigliabile un intervento di implantologia in presenza di Piorrea?

Da circa un anno a seguito di un cedimento di due perni e relative radici mi è stata diagnosticata un forma di piorrea. Purtroppo i denti in questione sono un canino e un premolare, mi è stato quindi consigliato un intervento di impantologia dentale, anche perché in quella zona non ho altri denti per poter agganciare un ponte, l'unico rimasto è il dente del giudizio, al quale mi è stato vivamente sconsigliato di agganciare una qualsiasi protesi o relativo gancio. Premetto che circa 8/9 anni fa, avendo una situazione di denti fragili (si spezzavano facilmente anche in assenza di carie, e l'estetica non era migliore in quanto erano scuri e giallognoli) decisi di foderarli (perni) e sostituire i mancanti. Ora la situazione è che le gengive si sono ritirate, a discapito anche dell'estetica. La domanda è: mi consiglia un intervento di impiantologia anche in presenza di piorrea (sono anche fumatrice, non incallita, ma fumatrice). Per le gengive che si sono ritirate formando un'ombra nerastra tra la ceramica e lo spazio tra la gengiva cosa mi consiglia?

Gli studi attuali, effettuati sull'argomento, sconsigliano l'inserimento di impianti finché i problemi parodontali non siano stati risolti e la situazione clinica stabilizzata. Si è visto che estraendo i denti e sostituendoli con degli impianti, la flora batterica, e quindi sostanzialmente l'infezione, rimane invariata. Lo stesso vale per il fumo che è uno di quei fattori di rischio che condizionano fortemente l'esito della terapia implantare. Quindi riassumendo, per poter inserire degli impianti nella sua bocca dovrebbe prima di tutto trattare la parodontite e ridurre drasticamente il fumo. Per le gengive ritirate vale lo stesso discorso e cioè si metta in cura presso un parodontologo e quando sarà guarita si faccia fare una protesi che tenga conto della salute della gengiva e dell'osso sottostante.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:31
 

Ho appena "scoperto" di soffrire di una forma lieve di piorrea. E' possibile intervenire con una cura farmacologica?

Ho appena "scoperto" di soffrire di una forma lieve di piorrea. In realtà, le mie gengive sono così gonfie e un po' sanguinanti da anni, i miei denti non si muovono e non ho dolore. Il mio dentista ritiene, invece, che si debba intervenire urgentemente con una "pulizia" particolare dei miei denti, altrimenti rischio di perderli. La cosa mi spaventa molto, ho paura di toccare una situazione che, tutto sommato, non mi da fastidio, se non esteticamente. E' davvero l'unica soluzione per "salvare" i miei denti? Non è possibile intervenire con una cura farmacologica (antibiotico + antinfiammatorio)?

La sua situazione corrisponde ad uno stadio iniziale della malattia (piorrea) ed è proprio questo il momento in cui la terapia risulta più efficace e radicale. In realtà in tutti gli stadi della parodontopatia la pulizia dei denti rappresenta un momento fondamentale della terapia perché consente l'eliminazione di gran parte della placca batterica nociva e responsabile dell'infiammazione gengivale. Lasciare le cose così come stanno condurrebbe il suo sistema parodontale ad un inevitabile peggioramento costringendola in futuro a trattamenti più invasivi. Per quanto riguarda la cura farmacologica, esistono ormai numerosi studi che ne approvano l'utilizzo, ma solo in concomitanza con il vero trattamento meccanico parodontale e non in sua sostituzione.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:17
 

Perchè il tessuto osseo parodontale non si rigenera naturalmente?

Domanda Perchè il tessuto osseo parodontale non si rigenera naturalmente?

La sua domanda nasconde un equivoco che chiarisco con piacere perché si tratta di un tema abbastanza complicato. In realtà esiste la possibilità che il tessuto osseo del sistema  parodontale vada incontro a rigenerazione spontanea, ma solo ad alcune condizioni. Quando l'osso di sostegno va incontro a riassorbimento per effetto della malattia parodontale (piorrea) spesso si formano delle tasche parodontali all'interno delle quali si trovano grandi quantità di batteri, essudato infiammatorio e tartaro. Il parodontologo che dovrebbe operare in questi casi la terapia meccanica, dopo aver pulito ed eliminato la tasca, lascia una zona in cui il coagulo
che si forma per effetto della ferita chirurgica possiede tutte le proprietà necessarie alla rigenerazione ossea. In effetti nel coagulo sono presenti le cosiddette "cellule totipotenti" che non essendo ancora differenziate sono in grado di rispondere a qualsiasi esigenza locale e quindi anche al bisogno di tessuto osseo laddove questo
fosse andato perduto. Questo perfetto meccanismo riparativo non funziona però se il coagulo non è stabile e quindi la tasca parodontale deve avere delle caratteristiche anatomico-morfologiche adatte alla rigenerazione spontanea e cioè deve avere quattro pareti ossee che contengano le cellule in grado di produrre nuovo osso. Questa condizione è molto rara perché normalmente le tasche sono formate da un maggior numero di pareti in profondità e solo una o due pareti in superficie dove la distruzione è stata maggiore, imponendo al parodontologo l'uso di mezzi barriera come le membrane che hanno la capacità di stabilizzare e proteggere il coagulo. La rigenerazione spontanea quindi va vista come una delle possibilità biologiche successive all'intervento parodontale, ma solo in rari casi che rispondono ai requisiti biologici necessari.
E' ovvio che la rigenerazione spontanea nè quella indotta hanno alcuna speranza di successo laddove ancora sono presenti infiammazione e infezione parodontali.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:13
 

Il mio dentista mi ha detto che per rimpiazzare il dente molare che ho perso per piorrea dovrò fare un “rialzo di seno”; mi può spiegare in cosa consiste? E’ vero che si ytratta di un intervento delicato?

Il mio dentista mi ha detto che per rimpiazzare il dente molare che ho perso per piorrea dovrò fare un “rialzo di seno”; mi può spiegare in cosa consiste? E’ vero che si ytratta di un intervento delicato?

Il cosidetto “Rialzo di Seno”è un intervento chirurgico necessario quando la quota di osso disponibile per inserire un impianto non è sufficiente in dimensione verticale. A volte quando si perde un dente per effetto della piorrea può succedere che il riassorbimento osseo dovuto alla piorrea lasci come esito un grave deficit di osso e questo fino a qualche tempo fa rendeva impossibile la riabilitazione implanto-protesica. Oggi, invece, anche in questi casi è possibile inserire un impianto ma con una procedura chirurgica complessa che bisogna conoscere bene e che richiede al chirurgo molta esperienza. La tecnica prevede l’apertura di una finestra nella parete anteriore del seno mascellare, sempre dall’interno del cavo orale ovviamente, da cui è possibile sollevare la membrana che ricopre le pareti interne della cavità sinusale.
Una volta che la membrana di Shneider è stata sollevata, si procede all’inserimento dei materiali da innesto necessari perchè la “rigenerazione ossea” abbia luogo.
L’impianto viene inserito contestualmente all’intervento di rialzo di seno solo se si presume che abbia una certa stabilità alla fine dell’intervento, altrimenti si attendono 6 mesi e poi si procede con l’implantologia.
Questa tecnica rappresenta una possibiltà di riavere dei molari in zone della bocca dove fino a poco tempo fa era impossibile averli e per persone che possono finalmente abbandonare le loro protesi mobili.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:08
 

Volevo sapere se è possibile contrarre la piorrea intorno ai 30 anni!

Volevo sapere se è possibile contrarre la piorrea intorno ai 30 anni!!! Grazie.

La malattia parodontale, o piorrea, è sostenuta dalla presenza batterica oltrechè da una certa predisposizione individuale a sviluppare lesioni parodontali. In questo senso si può dire che non ha età se si tiene conto del fatto che molti giovani individui si presentano negli studi dentistici con un quadro clinico spesso già grave. La cosa più importante è cercare di circoscrivere la situazione clinica attribuendo segni e sintomi alla gengivite o alla parodontite e facendo quindi le scelte terapeutiche più appropriate.
Purtroppo, invece, molti giovani pazienti tendono ad aspettare l’ultimo momento e così va a finire che perdono dei denti e sono costretti a ricorrere all’implantologia.


Per una valutazione del suo caso prenoti una visita presso lo studio del Dott.Rossi, tel. 06 44245508.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:07
 

Ho un dente incisivo che è sceso un po' più basso dell'altro e mi fa male quando mangio; ho la sensazione che cada da un momento all'altro visto che dondola. Quale cura potrei fare? Mi hanno detto che è gengivite, è possibile?

Ho un dente incisivo che è sceso un po' più basso dell'altro e mi fa male quando mangio; ho la sensazione che cada da un momento all'altro visto che dondola. Quale cura potrei fare? Mi hanno detto che è gengivite, è possibile?

Quella che Lei mi ha descritto non è gengivite bensì parodontite, o piorrea come viene chiamata nel linguaggio comune. Una malattia infiammatoria dei tessuti di sostegno dei denti che causa la mobilizzazione e la caduta dei denti. E' importante che si faccia visitare al più presto da un parodontologo.
Nella mia pratica di chirurgo implantologo ho dovuto riabilitare spesso bocche in cui uno degli incisivi centrali era andato perduto per piorrea, con forte disagio individuale e difficoltà nel ripristino di un’estetica accettabile.
In questi casi il compito dell’implantologo consiste nel cercare di ricostruire l’architettura dei tessuti duri e molli con una particolare attenzione alla loro consistenza e morfologia, in modo che l’implantoprotesi risulti il più possibile mimetizzata.
Vedi caso clinico numero 5.
Per una valutazione del suo caso contatti il Dott.Rossi al numero 06 44245508.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:04
 

Ho improvvisamente i denti che che si muovono, in particolare quelli in prossimità dei denti del giudizio. Cosa devo fare?

Ho improvvisamente i denti che che si muovono, in particolare quelli in prossimità dei denti del giudizio. Un dente mi è stato tolto perché non aveva più la radice e se ne muove un altro. Ho notato anche ristrettezza delle gengive ma l'ortopanoramica non segnale patologie e le analisi fra cui quella del diabete sono tutte a posto. Il problema è che il dentista mi ha detto che per fermare un'eventuale patologia alle gengive, che si protrae a loro dire anche all'osso, non esistono cure. Quindi vivo uno stato di nervosismo perché non capisco che ho e mi si è detto che dovrò per il futuro mettermi i denti con ponte mobile e non fisso. Continuo ad avere dolore alle gengive malgrado l'igiene che adopero (collutorio ecc.), siccome soffro di sinusite è possibile che sia questa la causa dei problemi esposti.

La situazione che lei mi descrive rientra nel quadro della parodontite cronica che ha come segni tipici di progressione della malattia la mobilità dentale, la retrazione gengivale, il sanguinamento e l'alitosi più o meno marcati. Ciò che le è stato detto e cioè che la malattia riguarda anche l'osso alveolare, osso di sostegno dei denti, è vero, ma non è assolutamente
vero che non esiste una cura!
La piorrea, o malattia parodontale come viene chiamata scientificamente, viene trattata con
successo dai parodontologi di tutto il mondo anche nei casi più gravi e spesso i pazienti vengono riabilitati protesicamente, se occorre, senza che subiscano importanti limitazioni funzionali ed estetiche. Affermare oggi che per le patologie gengivali non esistono cure è assolutamente falso e privo di fondamento scientifico. Detto questo, è chiaro che ogni caso va affrontato secondo le sue caratteristiche e quando indispensabile, anche con delle estrazioni. A proposito della sintomatologia dolorosa che mi riferisce, sappia che questa non può essere eliminata con l'uso di antisettici orali come il collutorio, ma deve passare per l'eliminazione di tutti i fattori responsabili della malattia e quindi fondamentalmente per la rimozione di placca e tartaro che rappresentano il primo motivo di infiammazione gengivale da cui deriva il dolore.
Concludo affermando che l'esame radiografico più utile per la diagnosi parodontale non è
l'Ortopanoramica ma l'esame endorale completo che fornisce immagini molto più dettagliate e perciò attendibili. Il mio consiglio, quindi, è quello di sottoporsi ad una vera visita parodontale in cui il parodontologo effettuerà un sondaggio delle tasche gengivali, studierà le sue radiografie e preparerà un piano di trattamento adeguato alla gravità della sua situazione e le prospetterà un eventuale riabilitazione protesica il più possibile rispettosa delle sue esigenze funzionali ed estetiche.

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 14:03
 

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